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“Per il mio compleanno voglio anche io quell’aggeggio che usate sempre, voglio il telefono come il vostro” – Enzo, 78 anni

Siamo passati dall’era denominata “Mainframe era” in cui esisteva un computer o un telefono per più persone all’era denominata “Mobility era” in cui esiste un dispositivo, che sia un computer o uno smartphone per ogni utente. Concretamente basta pensare al periodo contraddistinto dall’esistenza, per esempio, della cabina telefonica e guardare l’Oggi in cui ognuno di noi possiede, anche gelosamente, uno smartphone.

Lo smartphone è diventato un oggetto essenziale per la nostra vita tanto che nel momento in cui consideriamo l’eventualità di perderlo, o ci ritroviamo nella situazione di non trovarlo più, avvertiamo uno stato di attivazione fisiologica molto forte e una risposta emotiva negativa. Lo smarthphone può essere considerato come un “prolungamento del sé”.

Basta guardarsi intorno mentre si fa una passeggiata in centro e ci si accorge che tutti posseggono smathpone, anche persone della terza età tanto da arrivare a chiederlo alla propria famiglia come regalo, come il caso del nostro amico Enzo raccontato precedentemente.

Ma perché lo smathphone ha avuto un così grande successo e diffusione in tutte le fasce di popolazione?

 Prima di tutto una delle caratteristiche essenziali dello smathphone è la presenza del Touch-Screen e questo ha reso possibile questa diffusione su larga scala.

Da un punto di vista psicologico, perché il touch screen ha permesso questo sviluppo?

Il touch screen ha permesso di far avvicinare tutti alla tecnologia, indipendentemente dal livello di competenze possedute. La tecnologia è diventata qualcosa di facile utilizzo e non viene più considerata come qualcosa di ignoto, come potevano pensare le persone della terza età. Si è generata in questo modo la generazione dei “nonni 3.0”.

Il Touch-Screen ha fatto vivere positivamente la tecnologia e questo è stato possibile rendendola INTUITIVA.

L’elemento centrale del touch-screen è quello della corporeità e della responsività: utilizzando il proprio corpo si raggiunge l’obbiettivo prefissato poiché lo smathphone risponde immediatamente.

Si utilizza in questo modo uno schema mentale che abbiamo consolidato da quando eravamo piccoli: lo schema senso-motorio. Tale schema viene utilizzato in quello stadio che il grande psicologo del ‘900, Piaget, ha chiamato Stadio Senso – Motorio.

Secondo Piaget, infatti, lo sviluppo cognitivo segue un determinato percorso caratterizzato da stadi. Il primo stadio è, appunto, quello senso – motorio (0-24 mesi) in cui il bambino per conoscere il mondo utilizza l’azione diretta con oggetti presenti nel suo campo.

Lo stesso schema cognitivo viene messo in pratica nel momento in cui si utilizza uno smathphone o più in generale qualsiasi dispositivo touch: attraverso la propria corporeità si conosce la nuova interfaccia, procedendo per tentativi ed errori.

Questo risulta estremamente evidente nel momento in cui osserviamo l’interazione tra un bambino di pochi mesi, appartenente alla categoria dei “nativi digitali” e un device touch: il bambino in pochissimo tempo si relaziona in maniera positiva alla tecnologia, apprendendo il suo funzionamento. Mette in atto lo schema senso – motorio che ha contraddistinto e contraddistingue i primi anni della sua vita.

Questo meccanismo accade anche per persone più anziane, come nel caso di Enzo di 78 anni.

Interagendo in maniera intuitiva, spontanea ed attraverso la corporeità con la tecnologia la persona è in grado di apprendere il suo funzionamento grazie anche alla proprietà d’eccellenza del nostro cervello: la plasticità neuronale.

La plasticità neuronale rende il nostro cervello in grado di modificarsi in risposta agli stimoli presentati nell’ambiente. Nel caso preso in esame, l’esperienza rende il cervello più predisposto ad un utilizzo intuitivo e spontaneo.

Concluderei questa riflessione con due citazioni che hanno caratterizzato l’interazione tra me ed Enzo che permettono di avere un riassunto di ciò che ho esposto fin ora:

“Bello questo cellulare, è facile da usare!”

“Enzo, diciamo che all’età di 78 anni è come se fossi tornato un neonato” 😛

 

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